Diego Galdino: amore ed emozioni senza confini

Ci sono persone che vedi per la prima volta ma ti sembra di conoscere da sempre. Le ore passate con loro non hanno pietà e volano via in un battere di ciglia. Così è stato il mio incontro con Diego Galdino, l’autore de Il primo caffè del mattino, L’ultimo caffè della sera, Mi arrivi come da un sogno, Ti vedo per la prima volta e Bosco Bianco, pubblicati anche in bulgaro. I suoi romanzi sono pubblicati in Germania, Austria, Svizzera, Lussemburgo, Polonia, Bulgaria, Serbia, Spagna e America del Sud e sono una vera e propria guida per i posti più belli di Roma e per le vie tortuose dell’amore.

Non per caso Diego Galdino è definito il Nicholas Sparks italiano. Il tema principale dei suoi romanzi è l’amore eterno ed i suoi personaggi sembrano fatti di carne e ossa, come se potessero prenderti per mano e portarti per le vie di Roma. Nello stesso tempo la magia di cui sono avvolti è quasi palpabile e fa vivere il lettore in un mondo fatto d’amore e di gesti romantici che contano più di tutto.  

In queste due ore Diego mi ha portato in un viaggio pieno di emozioni е mi ha accolta nel suo mondo meraviglioso e straordinario.

Diego Galdino

Foto: Italia dietro l’angolo

– Prima di diventare uno scrittore facevi, e fai tutt’oggi, barista. Come sei arrivato a lavorare al bar?

– Il bar da dove è partita la mia storia e quella dei miei romanzi è stato proprietà della mia famiglia per 50 anni. I miei genitori erano fidanzati quando sono entrati in questo bar e ci hanno festeggiato le loro nozze d’oro. Ci hanno passato tutta la loro vita. Mio padre ha cominciato a lavorare in questo bar negli anni ’50, l’ha preso in gestione e ha coinvolto nella sua impresa anche mia madre. Io sono nato praticamente sul bancone perchè a mia madre si sono rotte le acque dietro al bancone dove ancora oggi faccio il caffè. Ho fatto tutta la mia vita qui dentro. Ho dormito nella culla dietro alla cassa e ho imparato a camminare nel bar. 

Il bar era lo stesso quando eri piccolo?

– Era tutto diverso. Intorno c’era la campagna e la sensazione era di vivere in un paese dato che tutti ci conoscevamo. Non c’erano la scuola e gli edifici residenziali. C’era soltanto il bar che era un punto di riferimento per la gente. Addirittura, noi eravamo gli unici ad avere il telefono e tutti si facevano chiamare al bar. Quando cercavano qualcuno al telefono mio padre usciva e strillava: “Vincenzo!”, e si affacciava il calzolaio, oppure “Enzo!”, per chiamare il barbiere.

Il bar era il bancone. Tu andavi al bancone, prendevi quello che volevi e basta. Prendere il caffè seduti era improponibile. C’erano tre tipi di caffè: normale, lungo e macchiato. Ed il cappuccino. Adesso ci sono due miliardi di tipi di caffè e miliardi di tipi di cappuccino.

Diego Galdino

Foto: Italia dietro l’angolo

Come hai cominciato a scrivere?

– Ho cominciato a scrivere per una donna che era una grande lettrice come me. La sua scrittrice preferita si chiama Rosamunde Pilcher, anglosassona che scrive romanzi sentimentali ambientati in Cornovaglia. Il sogno della mia amica era di visitare il posto dove è ambientato il suo romanzo preferito Ritorno a casa. Purtroppo questa ragazza aveva un problema fisico molto serio alla schiena che non le permetteva spostamenti lunghi e stava quasi sempre a casa. Io ero innamorato di questa ragazza e ho deciso di andare a visitare quei luoghi per farglieli vedere tramite le fotografie.

Una mattina ho preso l’aereo fino a Londra, dopo mi sono fatto 6 ore di treno e ho attraversato tutta l’Inghilterra meridionale e tutta la Cornovaglia. Sono arrivato a Penzance, l’ultima cittadina di Inghilterra, dove era ambientato il libro. Dopo una mezz’ora di pullman mi sono recato sulle scogliere di Land’s End dove è la scena d’amore più importante del libro. Ci sono arrivato quasi al tramonto, ho fatto delle foto e all’alba del giorno dopo ho fatto il percorso di ritorno.

A Roma ho fatto sviluppare le foto e ho fatto un album mettendo la fotocopia del brano del libro corrispondente alla foto del posto descritto nel brano. Ho regalato questo album alla ragazza. Ovviamente lei è rimasta contentissima però due settimane dopo si è trasferita insieme alla sua famiglia in un’altra città. All’epoca non c’erano i social e ci siamo persi di vista. Dopo la sua partenza ho voluto scrivere una storia che a differenza della mia finisse bene. Quindi ho iniziato a scrivere questa storia e poi non ho più smesso.

Il tuo debutto letterario è con Il primo caffè del mattino che racconta la storia di un barista. Il romanzo è ambientato in un bar a Trastevere. Com’è nato questo romanzo?

– La mia agente letteraria mi aveva chiesto di scrivere un romanzo che parlasse di me e della mia storia da barista. Una sera ero al ristorante con la mia famiglia e mentre aspettavamo i piatti le mie due figlie, che erano piccole, stavano davanti a me. Tra di loro c’è stato un momento di intimità, si parlavano a bassa voce tra di loro ed io sono rimasto colpito di questa scena.

Tutti pensano che il protagonista de Il primo caffè del mattino sia Massimo e invece il libro nasce con la protagonista, che è Genevieve, e sua sorella. Perchè, quando ho visto quella scena tra le mie figlie, tutta la storia è fuoriuscita improvvisamente e ho scritto tutta la trama su un tovagliolo.

Il bar, insieme a tutti i suoi clienti che sono persone reali, ho spostato a Trastevere, un posto di più fascino e tradizione romana.

Dopo che la mia agente letteraria ha approvato la trama, nel giro di una settimana ho scritto i primi tre capitoli. Ho finito il romanzo in un mese e mezzo.

Il protagonista de Il primo caffè del mattino sei tu?

– In realtà sono il protagonista di tutti i miei romanzi, uso i miei personaggi maschili come un avatar per far fare loro delle cose che non faccio nella vita normale oppure non ho il coraggio di fare. Scrivere per me è come se facessi una seduta da uno psicologo, a lui dici delle cose che non diresti a nessun altro, lui ti giudica in maniera oggettiva. Per me la scrittura è così. Nella scrittura riesco a dire tutte quelle verità che magari alle persone non riesco. Mi sento libero, senza filtri, senza maschere. Durante la giornata usiamo la maschera. Quando sei davanti al pubblico e hai dei problemi metti la maschera perchè devi far sorridere il cliente che entra.

Диего Галдино

Foto: Italia dietro l’angolo

Alcuni dei tuoi libri sono pubblicati anche in bulgaro. Sei mai stato in Bulgaria?

Sì, insieme alla casa editrice Kragozor abbiamo fatto un tour di presentazione nelle città più importanti della Bulgaria, la parte non costiera: Sofia, Veliko Tarnovo, Plovdiv e Stara Zagora. Questi quattro giorni li considero ancora oggi i giorni migliori della mia vita in assoluto. Sono grato alla casa editrice bulgara perchè da quando ho messo piede in Bulgaria fino a quando sono ripartito è stata per me una favola. Adesso la Bulgaria la uso come metro di paragone per la felicità, per dire: “Guarda, questa cosa mi rende felice come la Bulgaria”.

Prima di ripartire mi hanno portato in un bar a Sofia che si trova su una terrazza da dove si vede tutta la città. Ad un certo punto è entrata una sposa che mi ha visto, mi ha riconosciuto e ha mandato la damigella a comprare una copia del libro che era appena uscito. Dopo abbiamo fatto le foto insieme. Tutte le cose belle che ho vissuto in Bulgaria sono talmente tante che potrei scrivere non un libro (una parte della storia del romanzo Una storia straordinaria è ambientata a Burgas. Il libro non è pubblicato in bulgaro.) ma proprio una serie di libri.

Di recente è uscito il libro Principessa Saranghae e, come hai detto, sarebbe il tuo ultimo romanzo d’amore. Perchè questo libro è speciale per te?

– Il romanzo narra la storia di una principessa sudcoreana del 1300, il Medioevo sudcoreano. Il protagonista è un ragazzo romano dei giorni nostri. Grazie a una palla di neve magica loro due si incontrano. Perchè in questa palla di neve c’è la riproduzione di un famoso tempio sudcoreano che si crede sia magico. Grazie alla palla di neve lui va in Sud Corea e incontra la Principessa. Quindi lui interagisce con lei facendo avanti e indietro, tra Roma dei giorni nostri e Sud Corea da lei. Le fa la carbonara là e le porta le polpette al pomodoro che fa la mamma.

Questo libro è praticamente di un genere diverso, è fantasy. Ho cercato di far diventare reale una cosa irreale. Voglio che il lettore arrivi a pensare che una storia del genere possa realmente accadere. Siccome il romanzo ha questo fondo di fantasy e di magia porta il lettore in uno spazio temporale diverso.

Principessa Saranghae si può comprare online, su Amazon e si può ordinare nelle librerie ma non c’è sullo scaffale. Noto che le persone che leggono il libro sono entusiaste. Sono riuscito a conciliare due cose inconciliabili. Ho cercato di fare la Prinipessa bella ma non solo esteticamente, è bella dentro. Infatti tante persone mi chiedono di raccontarle della Principessa, come se questa persona esistesse veramente.

I tuoi personaggi in effetti sono così descritti che sembrano di carne e ossa, sembrano vivi e reali, e nel frattempo sono avvolti di magia. Come ottieni questo effetto?

– Quelli de Il primo caffè del mattino sono reali veramente. Mentre la Principessa non è reale ma tutti mi chiedono di lei. A lei piace molto mangiare ed è molto odiata dalle donne perchè mangia tanto e non ingrassa mai. È incuriosita per il cibo. C’è una scena in cui lei ed il protagonista mangiano un tramezzino nel negozio da lui nella pausa pranzo. In un certo momento lui si innervosisce con lei e butta la metà del tramezzino nel cestino. La Principessa pensa che anche lei sarà costretta a buttarlo e lo mette tutto in bocca. Mentre scrivo vedo proprio lei, la sua faccia da scoiattolo che ha il tramezzino tutto in bocca e parla mentre mastica. È come se vivessi la storia. Vedo lei, la Principessa, che fa tutte queste smorfie, oppure Massimo che si imbarazza e ha paura di sbagliare con Genevieve, le vivo proprio. Sarà forse quello che si percepisce leggendo.

Nella linea della mia scrittura c’è tanta magia e dico sempre che le mie sono favole per adulti. Per me la sfida è proprio creare delle storie in cui il lettore arrivi a chiedersi se non finirà male. Anche se tutto sembra banale e scontato l’arrivo al finale è pieno di svolte. Il lettore non si aspetta che debba finire così perchè lo sta vivendo insieme ai personaggi. Penso che la bellezza di un romanzo consista proprio nella possibilità di entrare nella storia e di viverla insieme ai personaggi.

Quale è la lingua dell’amore?

– Quando sono stato in Bulgaria sono entrato nel posto dove sarebbe stata la presentazione del libro. In un certo momento è arrivata una ragazza che aveva una ventina d’anni e ha iniziato a piangere. In un certo punto mi sono sentito in imbarazzo e la prima cosa che mi è venuta in mente è di tirare un pacchetto di fazzolettini di carta e dargliene uno. Quando le ho dato il fazzoletto di carta lei mi ha abbracciato stretto. Dalla casa editrice ci hanno fatto la foto e l’hanno usata come foto di presentazione del mio viaggio in Bulgaria: “La Bulgaria ha abbracciato l’autore italiano”. L’emozione di questa ragazza era così forte che la potevi toccare con la mano.

Delle volte mi sento a disagio perchè vedo queste reazioni e non me le aspetto. Proprio in questi momenti mi rendo conto che i miei romanzi suscitano emozioni che sono le stesse in persone che provengono da paesi diversi. Capisco che con quello che ho scritto riguardo all’amore sono riuscito ad arrivare al cuore di persone che hanno un’altra mentalità e vivono in realtà diverse. Perchè l’amore ha un linguaggio universale.

Per conoscere l’Italia delle emozioni leggete il nostro articolo dedicato al caffè sospeso di Napoli

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